Citazioni
Una raccolta di pensieri e frasi che mi hanno colpito: citazioni tratte da libri, dai social o trovate sul web.
Io sono la terra che cammina
Io sono l'aria che respiro
Io sono il fiume, che si precipita in avanti
Sono gli alberi che ondeggiano al vento
Io sono l'aquila che vola;
Io sono la montagna ci sei sopra
Io sono il lupo in fuga
Io vivo nel bosco
Io sono tutto ciò che è selvaggio.
Io sono il sangue nelle vene
Sono le lacrime sulla tua guancia
Io sono tutto ciò che vedi
Io sono te, per voi sono.
Sono le nuvole nel cielo
Io sono il sole che ti scalda
Io sono la pioggia che bagna il suolo
Io sono tutto ciò di cui hai bisogno;
Sì, io sono tutto, perché noi siamo uno.
Noi siamo uno con il Creatore.
Noi siamo uno con il Grande Spirito..
Perchè siamo connessi uno con l'altro
Capo Spirituale-Nawkaw (Legno) Ho Chunk (Winnebago)
Io credo in una sorta di magia quotidiana - l'inspiegabile connessione che a volte sperimentiamo con luoghi, persone, opere d'arte e simili; l'inquietante appropriatezza di momenti di sincronicità; la voce sussurrata, la presenza nascosta, quando pensiamo di essere soli.
_Charles de Lint.

Io considero la coscienza come fondamentale, e la materia un derivato della coscienza.
Non possiamo andare oltre la coscienza.
Tutto ciò di cui discorriamo, tutto ciò che noi consideriamo come esistente, richiede una coscienza.
Max Planck Fisico e premio Nobel, padre della teoria quantistica
I regard consciousness as fundamental.
I regard matter as derivative from consciousness.
We cannot get behind consciousness.
Everything that we talk about, everything that we regard as existing, postulates consciousness.
—NOBEL LAUREATE PHYSICIST MAX PLANCK, father of quantum theory
In un momento di forte disperazione sperimentai per la prima volta quello che comunemente e impropriamente viene chiamato miracolo.
In uno stato di trance emotiva e di afflizione la mia disperazione si propagava nell’etere e faceva da ponte

IMPERMANENZA
La consapevolezza dell’impermanenza è, paradossalmente, l’unica cosa a cui possiamo aggrapparci, forse il nostro unico possesso duraturo. È come il cielo o la terra: non importa quanto tutto intorno a noi possa cambiare o crollare, loro restano.
Immagina di attraversare una crisi emotiva devastante… la tua intera vita sembra disintegrarsi… tuo marito o tua moglie ti lascia improvvisamente, senza alcun preavviso.
Eppure, la terra è ancora lì; il cielo è ancora lì.
Certo, persino la terra a volte trema, quasi a ricordarci che nulla può essere dato per scontato.
Anche il Buddha morì.
La sua morte fu un insegnamento, un colpo per scuotere i creduloni, gli indolenti e i compiacenti, per svegliarci alla verità che tutto è impermanente e che la morte è un fatto ineludibile della vita.
Avvicinandosi alla sua fine, il Buddha disse:
Di tutte le impronte,
quella dell’elefante è la più grande;
di tutte le meditazioni sulla consapevolezza,
quella sulla morte è la suprema.

IL SIGNORE BUDDHA HA DETTO
“Non dobbiamo credere che una cosa sia vera, semplicemente perché è stata detta; né alla tradizione, perché ci è pervenuta dall’antichità; né alle opinioni in quanto tali; né agli scritti dei saggi, solo perché sono stati scritti da essi; né alle immaginazioni che si suppongono ispirate da un Deva (ossia presunte ispirazioni spirituali); né alle deduzioni tratte da qualche assunzione fatta a caso; né a quel che sembra una necessità analogica; né per la pura autorità dei nostri istruttori o maestri.
Ma dobbiamo credere quando lo scritto, la dottrina o il detto sono corroborati dalla nostra ragione e dalla nostra coscienza. “Per questo”, Egli disse concludendo, “vi ho insegnato a non credere semplicemente perché avete udito, ma quando credete per coscienza propria, allora agite in conformità e senza riserve”.
Il problema non è che le persone siano ignoranti.
Il problema è che le persone sono istruite quel tanto che basta per credere a ciò che è stato loro insegnato e non abbastanza istruite per mettere in dubbio qualsiasi cosa da ciò che è stato insegnato loro.
• RICHARD FEYNMAN (Nobel per la fisica)

Il Karma
rimuove persone
dalla tua vita
perché ha
ascoltato
Filosofia Zen
conversazioni che tu non hai sentito.
Autore sconosciuto
Il confine tra cielo e terra è la zona dove è più sottile il confine tra preghiera e miracolo.
dove la preghiera trova una puntuale risposta in

I MORTI SONO ESSERI SPIRITUALMENTE VIVENTI
Anche coloro che sono morti prima di noi possono aiutarci. Molti sanno infatti benissimo che devono ringraziare i loro morti per le conoscenze spirituali acquisite. I nostri pensieri sono qualcosa di reale anche per loro. Essi percepiscono infatti la luce della verità spirituale, per cui la cosa più bella, il regalo più grande che possiamo fare, è leggere per loro qualcosa che abbia un vero contenuto spirituale. In questo modo, il pensiero luminoso si solleva verso i morti, fino alle regioni dello Spirito, mentre essi irradiano le loro forze giù sui viventi. Noi dovremmo pensare, parlare, agire con la coscienza di poter reggere lo sguardo dei nostri morti.
I migliori lettori per i morti sono gli esseri umani che hanno vissuto vicino a loro. Certo è comprensibile che noi piangiamo i nostri morti, ma se non possiamo superare questo stato d’animo, significa che non abbiamo fiducia nella sapienza che regna nel mondo e il desiderio che il nostro caro non sia morto e che si trovi ancora con noi, è un sentimento che danneggia il morto sopra ogni cosa.
Facilitiamo quindi la vita dei nostri cari che hanno passato le soglie della morte, sapendo che la sapienza che regna nel mondo, ha voluto prenderli con sé nel momento giusto, perché essa aveva bisogno di loro, in un campo dell’esistenza diverso da quello della vita terrena. Gli uomini dovrebbero imparare a parlare dei morti come di esseri spiritualmente viventi, così che possa certamente arrivare un momento, in cui nella propria anima si faccia strada il seguente sentimento: “Si, il morto opera come se agisse attraverso di me e io sento la sua forza.”
I morti sono solamente passati su di un altro livello di esistenza, ma operano ancora insieme e attraverso noi e noi dobbiamo imparare a chiedere loro consiglio. I morti si muovono in mezzo a noi, essi restano legati con gli esseri della Terra, fili di contatto scendono da essi verso l’esistenza terrena. Noi non possiamo né sentire né volere, senza che nel nostro sentire e nel nostro volere non operino questi morti, che erano legati karmicamente a noi.
Anche un nobile godimento estetico della natura, è nutrimento per il Devachan. L’attività e la beatitudine in questo mondo, consistono specialmente nell’attività creatrice. Così i morti lavorano alla trasformazione della fauna e della flora e i cambiamenti che avvengono sulla Terra sono dovuti al loro operare. In tutte le forze della natura dobbiamo vedere le azioni degli esseri disincarnati. Ciò che l’uomo non può fare qui sulla Terra, lo compie nel periodo che vive tra la morte e una nuova nascita.
Lo sviluppo dello spirito, inoltre ci rende meno dolorosa la separazione da coloro che amiamo, perché così apprendiamo che l’esserne divisi ha origine solo dalle limitazioni fisiche e che nello spirito potremo ritrovare la via verso di loro.
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